Gian Luca Favetto

data di nascita: 
Mar, 29/10/1957
Nato a: 
Torino
Biografia: 

Gian Luca Favetto  è nato il 29 ottobre 1957 a Torino, dove vive.

Laureato in Giurisprudenza, dal 1989 scrive sul quotidiano La Repubblica. Dal 1985 ha curato e condotto programmi per RadioRai. come 7 gradi longitudine Est, 3131 e Trame, girato il programma televisivo Il Museo distante sul Museo Lombroso di Torino, e realizzato il reportage Vietnam. Terra e Acqua.

Nel 1980 ha pubblicato la prima raccolta di poesie, dal titolo La collina delle streghe, per la casa editrice Italscambi, la stessa con cui due anni più tardi è uscito il secondo volume, Il buio e la memoria.

Ha elaborato numerose drammaturgie teatrali, da Operette morali da Giacomo Leopardi per il Gruppo della Rocca a Canto per Torino con la regia di Gabriele Vacis.

Nel 1990 ha scritto la raccolta poetica L'ultima meraviglia, e nel 1992 i racconti Chiunque va a piedi  è sospetto, per Marcos y Marcos.

E' del 1994 il primo romanzo, Tommaso Torelli, inseguitore pubblicato sempre da Marcos y Marcos. Nel 1997 esce per i tipi di Paravia il saggio, Ernest Hemingway.

Il secondo romanzo, A undici metri dalla fine, è uscito nel 2002 vincendo il Premio Letterario CONI, mentre nel 2004 la raccolta di racconti Se vedi il futuro, digli di non venire (entrambi Mondadori) è stato finalista al Premio letterario Piero Chiara.

In veste di voce narrante Favetto ha partecipato al film documentario Scrittori nel pallone di Davide Minnella, Alessandro D'Alessandro e Annalisa Lo Pinto (Italia, 2005, 50').

Nel 2005 ha seguito il Giro d'Italia e l'anno successivo ha pubblicato per Mondadori Italia, provincia del Giro. Storie di eroi, strade e inutili fughe, finalista l'anno successivo del Bancarella Sport e vincitore del Premio CONI.

Sempre nel 2006 ha ideato e curato il progetto Interferenze tra la città e gli uomini, quasi un carnet di viaggio concepito nella forma di un doppio spettacolo teatrale, un'opera internet interattiva e un libro d'arte pubblicato dalle Edizioni Angolo Manzoni.

Nel 2008 è uscito per le edizioni Mondadori il romanzo La vita non fa rumore. Un viaggio letterario, un'avventura in luoghi come Laos, Cambogia e Vietnam, in atmosfere sognanti che il protagonista percorre affianco al suo segreto, segreto anche a se stesso. 

Lo seguono, nel 2009, Le stanze di Mogador (Edizioni Ambiente, collana Verdenero)) e la raccolta di poesie Mappamondi e corsari (Interlinea). 

Del 2010, il racconto Diventare pioggia, scritto per la collana Chicchi dell'editore Manni, e l'audiolibro I nomi fanno il mondo, un'opera scritta per essere ascoltata: microcosmi in racconti di venti righe letti dalla voce dell'autore. 

Nel 2015 l'autore torna in libreria con Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all'Heysel, per le Edizioni 66thand2nd. Un romanzo ispirato alla tragedia dell'Heysel, scritto a quattro mani con l'autore inglese Anthony Cartwright.

Favetto gioca nell'Osvaldo Soriano Football Club, la Nazionale Italiana Scrittori, nel ruolo di portiere con la maglia n. 1.

 

Immagine: 
Bibliografia: 

Narrativa:

 

Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all'Heysel, Edizioni 66thand2nd, 2015 
(con Anthony Cartwright )

 

Poesia:

  • La collina delle streghe, Italscambi, 1980
  • Il buio e la memoria, Italscambi, 1982
  • L'ultima meraviglia, Genesi, 1989
  • Il versante accogliente dell'ombra, Marcos y Marcos,1996
  • Mappamondo di città sguardi parole, Dedalo,1999
  • Mappamondi e corsari, Interlinea, 2009

 

Drammaturgia:

  • Il soldato Bettini, Milano 1997, Budapest, 2000
  • Operette morali da Leopardi, Gruppo della Rocca, 1986
  • Sarrazine da Balzac, Cabaret Voltaire, 1990
  • Canto per Torino, regia di G.Vacis, 1995
  • Passaggi, Teatro dell'Angolo, 1996
  • Nel catalogo figurate come uomini, Gruppo della Rocca, 1997
  • Aspettando - Suite per Godot, Gruppo della Rocca, 1998

 

Progetto multimediale:

  • Interferenze fra la città e gli uomini, con Leandro Agostini, Edizioni Angolo Manzoni, 2006

 

Saggistica:

  • Ernest Hemingway, Paravia/Scriptorium, 1997

 

 

incipit: 

Le stanze di Mogador (Edizioni Ambiente)



"Il tempo passa. È tutto il resto che non passa mai. Sconfinato. Non ha confini, il resto, e non te ne accorgi. Lo studi e non lo capisci, anche tu che possiedi lo sguardo robusto, temprato dal mestiere, che è vivere, sì, ma prima ancora guardare, vedere.

 

Il mestiere di guardare, di vedere, questo possiedi. Al di là di ciò che le cose mostrano, persino al di là di quello che sono, fino a raggiungere ciò che pensano di essere -cose e persone. Fino a raggiungere l'intenzione dei vecchi, di solito commoventi come antiche cortecce. Delle donne, che offrono istinto, sensualità, comprensione. Dei bambini, pelle liscia di speranza, innocenza, puzze vomito merda umori tutto è natura in loro, naturale dimostrazione che meraviglia e orrore, fiducia e diffidenza sono nello sguardo e non nel cuore. Della gioventù, sfacciata e imbronciata anche quando sorride, e in posa, e sola, e osare è l'unica arma con cui lei può fronteggiare la vita, tutti i ragazzi sono soli, tutti i ragazzi e tutte le ragazze sono soli e affrontano solitudini diverse gli uni dagli altri, è questo che li rende differenti, mai identici, mai generici, simili come baccelli ma unici, non è la vecchiaia che dà unicità -omologa, piuttosto-, è la giovinezza, con il suo spendersi, spargersi, finché non si avvilisce, non avvizzisce prima del tempo, è il tempo che manca, il tempo che occupa, occlude e poi balza, svicola, succhia, ti scortica e spalma di unguenti, lenisce e avvinghia, s'impenna, ciondola, si fa metronomo, metro con cui misurare distanze, sentimenti, luoghi."

 

 

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