Giorgio Bona

data di nascita: 
Mer, 19/12/1956
Nato a: 
Alessandria
Biografia: 

Giorgio Bona è nato ad Alessandria e vive a Frascaro, sulle colline del Monferrato tra Alessandria e Acqui terme. Si è laureato in Lettere Moderne a Genova e lavora nella Pubblica Amministrazione occupandosi di formazione professionale e politiche del lavoro.

Il suo esordio avviene nel 1992 con il libro di poesie Newton, presso l'Editore Campanotto. 

Traduttore dall'inglese e dal russo, l'autore nel frattempo lavora ad alcune traduzioni di poeti come Laurie Lee e Michael Hamburger, e di Fiabe dai Balcani a Vladivostock.

Dieci anni più tardi, nel 2002, la sua nuova raccolta poetica Omaggio il tempo, per Lietocollelibri, è finalista al premio Lorenzo Montano.

Nel 2003 G. Bona inizia la sua avventura narrativa, ed esce per Besa la sua raccolta di racconti Ciao, Trotzkij.

Da quel momento i suoi racconti saranno presenti in numerose antologie. Tra queste: Bad Prisma (Mondatori, 2009), Bersagli innocenti (Flaccovio, 2010), Storie di martini, ruffiani e giocatori (Caratteri Mobili, 2012).

Nel 2012 il suo romanzo Sangue di tutti noi uscito per Scritturapura Edizioni sta facendo parecchio discutere perché narra dell'omicidio di Mario Acquaviva, il dissidente comunista ucciso dopo la Liberazione.

 

Immagine: 
Bibliografia: 

Poesia:

  • Newton, Campanotto, 1992
  • Omaggio il tempo, Lietocolollelibri, 2002

 

Narrativa:

  • Ciao, Tortzkij, Besa, 2003
  • Erano Voci, Il Molo, 2006
  • La lingua dimenticata della cometa, Il Molo, 2007
  • Chiedi alle nuvole chi sono, Besa, 2008
  • L'allungo del mezzofondista, Iris4 Edizioni, 2010
  • Il bosco dei baci spenti, Besa, 2011
  • Sangue di tutti noi, Scritturapura, 2012

 

incipit: 

 Sangue di tutti noi





Marzo 1943

Un concetto, un'idea, io, pericoloso avanzo di galera

 

Asti è una prugna secca.

Si respira l'aria della provincia, satura di diffidenza e di cattivo umore.

Sciopero! Sciopero!

Le urla del corteo che si appresta a portare la sua voce sotto la sede del Municipio si fanno sentire.

Il grande serpentone con il pugno alzato attraversa il centro cittadino e sembra il pulsare di un unico grande cuore. Le serrande dei negozi sono abbassate. Qualcuno ha paura che i più agitati possano causare danni, ma il corteo avanza composto, ordinato.

Un corpo unico si muove tra i portici, nelle vie che affondano dentro la città. Si ferma ogni tanto, aspetta, vuole ricomporsi dentro la piazza che contiene tutti. Ci sarà pure una risoluzione a tutto. Il paese è esausto dei soprusi, vuole rialzare la testa con dignità.

"Non ho bisogno di fare la rivoluzione", aveva gridato il compagno Acquaviva, "uno la rivoluzione la conserva dentro e l'ha sempre addosso".

Sembrano le parole di una canzone, pensa di se stesso percorrendo la testa del corteo e ogni tanto chiude gli occhi perché sa che può orientarsi ugualmente, trascinato dalla folla di lavoratori e lavoratrici che portano con dignità la rivendicazione dei loro diritti.

Una foto del Duce sporcata di sterco in prossimità della bocca è alzata dagli operai della Waja Assalto.

Avanti! Avanti! Al palazzo d'inverno!

L'aria porta molte cose quel giorno, perché qualcosa sta cambiando. L'aria quel giorno suona un bolero fantastico e l'odore di rancido e di fritto scende dai muri grigi colorati di nostalgia. Basta seguire quell'odore che Asti emana al suo olfatto.

 

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