Daisy Franchetto

data di nascita: 
Mer, 27/11/1974
Nato a: 
Vicenza
Biografia: 


Daisy Franchetto è nata a Vicenza e vive a Torino con il marito e il figlio. Dopo aver lavorato per dodici anni con portatori di handicap e persone affette da disturbi psichiatrici, negli ultimi anni si è dedicata all'attività di counseling.

Dalle esperienze lavorative, dai viaggi in Africa e dal continuo percorso di analisi personale nascono le sue storie. I personaggi e gli ambienti che popolano i suoi libri sono rivisitazioni di archetipi che rappresentano i meccanismi della psiche umana.

La scrittura è una necessità che coltiva come una sorta di dialogo interiore. Nel 2009 comincia a scrivere quello che sarà il suo primo romanzo e che, ben seguito dall'agenzia letteraria Contrappunto, troverà pubblicazione presso le Edizioni Montag.

Così, nel dicembre del 2012 Daisy Franchetto esordisce con 12 Porte, il primo romanzo di un'ideale trilogia. Non convinta del risultato, rimette in discussione il suo lavoro e lo ripubblica in una nuova versione, ancora più matura, nel febbraio 2015 presso Lettere Animate, una casa editrice giovane, attenta sostenitrice della creazione letteraria e del dialogo culturale.

Daisy Franchetto sta già lavorando al secondo romanzo.

 

Immagine: 
Bibliografia: 

Romanzo d'esordio:

 

12 Porte Lettere Animate editore, febbraio 2015. Già pubblicato da Edizioni

Montag, 2012

 

Racconti:

 

Ragnatele nella raccolta Obsession curata da Lorenzo Spurio, edizioni Limina Mentis (2013)

 

Margherite tra i capelli, nella raccolta la Forza della Diversità, Edizioni Montag (2013)

 

Bottiglie di cielo, racconto pubblicato dalla rivista letteraria Euterpe numero 12, 2014

 

Teoria della Creatività, racconto pubblicato dalla rivista Coachmag numero 13, 2014

 

 

incipit: 

 

12 Porte

 

 

Finalmente, dopo lungo armeggiare, dalla porta uscì qualcuno. Sembrava una specie di enorme grillo, poco più basso di Lunar, che indossava un panciotto color crema e una giacca marrone con la coda. Era ricoperto da uno spesso strato di polvere e aveva una faccia annoiata e stanca, con grandi occhi grigi, spenti e tristi.

Estrasse un foglietto e una piuma da una tasca interna del panciotto e, prima di parlare, si passò le zampe sull'abito, quasi a mettersi in ordine. Il movimento delle zampe produsse tanta polvere che, in un attimo, sembrava fosse calata la nebbia nella sala d'aspetto. 

Lunar tossì rumorosamente, mentre gli altri rimanevano impassibili: erano talmente silenziosi che alla ragazza sembrò di essere sola nella stanza.

Come chi compie un'azione già ripetuta un'infinità di volte, il grillo si schiarì la voce con un colpo di tosse e declamò con tono strascicato e pieno di noia.

«Sono aperte le udienze, chi desiderasse essere ricevuto dalla Nana Terrosa può farsi avanti e lasciare il proprio nome. Ovviamente, farà fede per l'ordine d'entrata il giorno di decesso».

Il grillo rimase in attesa con la piuma in mano e il foglietto davanti.

Nessuno fiatava e la polvere era quasi del tutto calata, riportando la stanza alla sua normalità. I cadaveri si lanciavano sguardi furtivi l'un l'altro. Lunar capì che, come sempre, nessuno si sarebbe presentato per l'udienza e quindi si fece avanti.

«Io vorrei chiedere udienza, se è possibile» disse alzandosi in piedi.

Si sollevò un mormorio generale e il grillo ci mise un po' a realizzare che qualcuno aveva parlato. Alzò i grandi occhi stanchi dal foglietto e li posò su Lunar. Un piccolo guizzo sembrò attraversarli, ma poi tornarono al consueto grigiore opaco.

Il mormorio cessò e tornò il silenzio.

«Bene» disse il grillo con tono stanco riportando gli occhi sul foglio, «lei come si chiama?»

«Lunar».

Il grillo intinse la punta della piuma in qualcosa che stava nel taschino della giacca. Qualcuno si lamentò all'interno dell'indumento, ma il grillo non ci fece caso e scrisse il nome.

«E quando è morta?».

«Non lo so... voglio dire, non sono morta».

Si sollevò il mormorio tra i cadaveri. Il grillo si girò a guardarli con occhi severi e questi si zittirono all'istante.

«Questo è un problema: non può avere udienza se non è morta e, se non è morta, perché vuole avere udienza?» ragionò il grillo con voce calma.

«È una storia lunga» spiegò Lunar.

«Qui, nessuno ha fretta» disse il grillo con un gesto circolare della zampa che abbracciò tutta la sala d'aspetto.

Tutti i cadaveri si misero a ridere e poi si bloccarono di botto nello stesso momento.

«L'Oracolo del Lago mi ha detto che avrei dovuto incontrare la morte. È per questo che sono qui. O almeno... credo» cercò di spiegare Lunar.

Il grillo la guardava con occhi che non lasciavano trasparire nessuna emozione, poi chinò la testa sul taschino della giacca e si mise a parlare a voce bassissima. Dal taschino proveniva un'altra vocina che rispondeva al grillo. Il contenuto della conversazione era incomprensibile.

Alla fine il grillo alzò la testa e con tono monocorde sentenziò:

«Forse dovremo ucciderla».

Si sollevò un mormorio inorridito e la mamma coprì istintivamente le orecchie e gli occhi del bambino, che si divincolava per sentire.

«E come mi ucciderete?» chiese Lunar preoccupata e stupita dall'assurdità della sua stessa domanda.

La richiesta di chiarimenti parve mettere nuovamente in difficoltà il grillo che si consultò di nuovo con il suo taschino.

Dopo un paio di battute, fece capolino dal taschino un verme con la testa martoriata dalla punta di piuma del grillo che dava l'idea di essere molto vecchio e che scrutò Lunar per un lungo istante. Poi tornò dentro il taschino e da lì disse con vocina stridula «È troppo grande».

 

 

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