Valentina Diana

Nato a: 
Torino
Biografia: 

 

Valentina Diana è nata a Torino nel 1968 e vive a Chieri. È poeta, drammaturga e autrice di romanzi. Come scrittrice ha pubblicato Smamma (Einaudi 2014), che racconta del complesso rapporto tra una madre e suo figlio adolescente, e Mariti o Le imperfezioni di Gi (Einaudi 2015), la cronaca tragicomica di un matrimonio tardivo e delle sue innumerevoli sfaccettature.

Le esperienze precedenti guardano soprattutto al teatro, dove Valentina Diana si è formata come attrice e dove continua a lavorare. 

Dal 2001 si dedica alla drammaturgia e alla scrittura poetica. Per il teatro scrive 56-32-104, Via Serived non esiste, Corvi, BBBtrombedelsignore, Fratelli, Comitragedia Spaziale e Ricordati di ricordare cosa? O Shoah (Vincitore del concorso nazionale di drammaturgia "Il Centro del Discorso" 2009, Lecce),  La bicicletta rossa (Premio Eolo per la drammaturgia 2013), Swan, Senza Voce - Storia di Ciccilla, La palestra della felicità, Opera Nazionale Combattenti.

Per Edizioni Torino Poesia ha pubblicato la raccolta  Tre ore di notte e un pezzo del mattino. 

Sue poesie sono tradotte in francese, olandese e portoghese e pubblicate su diverse riviste e antologie, tra le quali Les Cittadelles (2008 e 2009, Parigi), Double Skin (2009, Ethos Books), e Bastarde senza gloria (Edizioni Sartoria Utopia, 2014).

Questo il suo blog.

 

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Bibliografia: 

 

Bibliografia:

 

  • Mariti o Le imperfezioni di Gi, Einaudi 2015 
  • Smamma, Einaudi 2014     (Leggi la recensione)
  • Tre ore di notte e un pezzo del mattino, Marcovalerio Edizioni (Torino Poesia) 2007

 

Noli me tangere - una poesia di VALENTINA DIANA:

Incipit con lui

che è la mano che la saluta

Lei è la donna ferma

sorretta in piedi - Maddalena,

il corpo dal quale si allontanerà,

Non fa nulla lei,

rimette a posto i capelli e la macchina parte.

Rumore d'abbandono.

Anche se qui

non si tratta di fine

ma al contrario,

come capiremo dopo,

d'un protrarsi e risorgere.

Se tu fossi mio figlio, ma non sei mio figlio.

Se tu lo fossi.

Ma non lo sei.

Se tu fossi mio appena un poco.

Cosa ti manca di me? - chiede Gesù -

un contratto di proprietà

per amarmi?

Poi lui se ne andò - com'è ben detto,

giacché tutte le cose scritte

richiedono un finale più duro

(ma che lui tornò, e molte volte,

sui suoi passi,

pagando amore con pietra,

non si scrisse mai).

La casa era piena di quei sassi tondi

che lui appunto

si fermava a raccogliere lungo la strada.

Un dono per prenderla in dono, pietre,

che lei conservava in forma bianca di montagna.

Il giorno della croce fu così triste che lei volle morire

e ingoiò quei sassi:

per essere pesante

per non volare in cielo

per lasciarlo andare solo

dove voleva andare solo

dove le scelte lo portavano,

ma il giorno della Sua resurrezione lei fu così felice

che partorì quei sassolini bianchi

e quello era per non sentirsi sola

per avere qualcosa cui dare un nome

e giocare in terra con qualcuno

che fosse ancora suo.

Dato che era risorto, ma non per lei,

e non aveva voluto più giocare

essere toccato.

Io ti vedo

Io ti conosco                                                                                                                                    

Io ti chiamo

Mi vedi?

Mi conosci e mi chiami.

Ma io non esisto.

E allora -

cosa te ne sei fatto di me?

credevo nel tuo ritorno anche per quello

ti ho aspettato.

Tu eri il mezzo basso per raggiungere un fine molto alto.

Questo significa che non mi vuoi neanche abbracciare?

Se potessi ti abbraccerei, ancora,

ma non posso

mi guardano

e devo andare

sono in ritardo.

Tornerai?

No. Ho lasciato la macchina davanti a casa tua

Con le chiavi dentro, ho pensato  magari

ti poteva servire

una macchina nuova.

E io?

Non chiedermi sempre cose alle quali non so rispondere.

Allora Maddalena scioglie i capelli e

piange tirando su col naso

mentre cerca le chiavi sotto il cruscotto e

dà un'occhiata al modello metallizzato

sale, mette in moto cercando di fare

più rumore possibile

in mezzo a tutta quella polvere

che le finisce negli occhi e nel naso

mentre lei viaggia e in pochi minuti

è già parecchio lontano

in un posto dove non la conoscono

e quando si ferma dice al benzinaio

Cos'ha da guardarmi?

Ho viaggiato, mi faccia il pieno.

E il benzinaio con tanto d'occhi

ubbidisce pensando

L'ho già vista da qualche parte questa qui

ma non mi ricordo non mi ricordo

dove.

E solo quando lei rimette in moto e parte,

le viene in mente

si ricorda

e subito dopo si vergogna.

Poi Maddalena risale i fiumi

e scavalca le montagne,

diventa una specie di camionista antica

sempre con il gomito a metà fuori dal finestrino

e l'aria che le basta andare del resto

non gliene frega niente

Poi un giorno che c'era molto sole                                                                                                  

per un riflesso vede acqua

su quell'asfalto

uno di quei piccoli miraggi autostradali

che nel suo caso assume valenze spropositate

essendo lei

naturalmente predisposta all'errore

e alla perdizione,

ferma la macchina, scende

per abbeverarsi con le mani

a quella pozzanghera provvidenziale

fatta di luce e niente

ma quando si accorge dello scherzo ed è già

investita da quel baccano enorme

quello schianto che non si capisce chi sia

che vola a pezzi

fianco, sopra e dentro - pensa

Che grande finale, anche tu.

 

 

incipit: 

 

Mariti o Le imperfezioni di Gi, Einaudi 2015

 

Dopo tante teorie

qualcuno arriva

non a mani vuote.

E da quel momento

tutto il sistema

dev'essere distrutto

e ricostruito,

a partire da quelle mani.

 

 

Da nessuna parte

 

- Qui siamo in zona di guerra!

- Ridicolo! In tutto il regno c'è la pace piú assoluta!

I Briganti (Antico romanzo cinese)

 

1

Stavo seduta a fare pipí e guardavo davanti, guardavo la lavatrice, guardavo dentro la lavatrice. E tutto mi pareva normale. Poi nella lavatrice vedo il bancomat di Gi che gira in torno, nell'acqua con la sua schiuma, prima tutto da una parte poi tutto dall'altra, come in giostra. È come un calzino.

Gi sta lavorando nel suo sgabuzzino quando lo chiamo, di venire a vedere il suo bancomat cosa fa in lavatrice, di venire a vederlo girare. - Il bancomat era nel portafoglio, - dice Gi, - mi hai messo i pantaloni a lavare senza togliere il portafoglio? - Non rimane tranquillo, si agita, vuole subito aprire lo sportello maledetto, che però non si può aprire perché la nostra lavatrice è di quelle troppo moderne. Allora gli dico Amore mio, Gi, non preoccuparti: adesso sai cosa facciamo? Togliamo la centrifuga, mettiamo sul risciacquo e andiamo a prenderci un bel caffè al bar, pago io. E Gi dice Sí. Gi, senza quasi rancore, traumatizzato ma non arrabbiato per le sorti del suo bancomat, chiede a Ugo: - Ma secondo te quanto ci può stare un bancomat in una lavatrice senza smagnetizzarsi o sciogliersi o deteriorarsi? E Ugo gli conferma che i bancomat ormai li fanno apposta che possono anche andare in lavatrice senza problemi, sono, come si dice, waterproof. E Gi, allora, molto piú sereno, si prende una brioche, solo per questa volta alla Nutella.

Tornati a casa il ciclo di lavaggio è finito. Il bancomat è tutto pulito e bello. Ancora infilati nella carcassa del portafoglio un po' scollato di Gi, ci sono venti euro miracolati, appena umidi. I pantaloni coinvolti nell'avventura vengono fuori pieni di pezzettini di carta raggrumata, pallidamente dattiloscritta, a cui è difficile attribuire una provenienza certa, finché un Gi impallidito dandosi una sberla sulla fronte esplode in un Noooooo. E un Porcatroia. Poi, le mani sulle guance come una prefica alle prime armi, chino su se stesso, ancora un altro Nooooo porcatroia. E un Cazzo. Quell'andare e tornare da una parte all'altra del cestello, pur a bassa temperatura, ha infatti prodotto il disgregarsi di uno di quei fogli detti Sostitutivi della patente di guida, attestanti, in caso di patente assente, l'idoneità alla guida. Ecco risolto il caso di quei grumi bianchi impastati alle magliette.

A Gi il peggiore dispetto che gli puoi fare è mandarlo all'ufficio postale, alla motorizzazione, da Equitalia, alle analisi del sangue, agli esiti delle analisi del sangue, al tagliando dell'auto, dal commercialista, al catasto, in questura. Lui è molto coraggioso, ma quei posti gli generano una specie di paura, come un'asma. Allora gli dico: - Cosa vuoi che sia, ci andiamo assieme in questura a parlare con qualcuno, sarà mica una cosa grave o illegale mettere un paio di pantaloni in lavatrice -. Gi si convince e andiamo.

Al comando ci dicono di aspettare seduti all'ingresso. Il carabiniere lo chiama dalla guardiola, Gi mi fa cenno di stare pure seduta, che ci pensa lui, come dire Sono cose da uomini, non preoccuparti. Io non sono molto preoccupata.

- Come sta? - esordisce fiducioso Gi. - Sono venuto a stare qui da poco, mi sa che non ci conosciamo perché non abito a Spricchio da molto tempo. Gi gli parla attraverso un microfono nel vetro, il carabiniere sente circa il tre per cento di quel che gli dice.

- Chiedevo: come sta? Io bene, chiedevo: lei?

(...)

- È che due anni fa circa, sí, due anni, mi era andata persa la patente a Milano. Io avevo un foglio sostitutivo, era da un po' che viaggiavo con questo foglio sostitutivo e mi trovavo benissimo, sa? Però la patente definitiva non mi è mai arrivata, o è anche possibile che sia stata spedita all'indirizzo dove stavo con la mia ex moglie, a Milano. Potrebbe essere arrivata lí, adesso che mi ci fa pensare, perché non sono sicuro di essermi ricordato di fare il cambio d'indirizzo sulla patente. Non ha capito? Un attimo che le spiego. No. Se non mi lascia parlare. È normale che poi non capisca niente se non mi ascolta. Aspetti un attimo che le spiego meglio. Sí, dentro il microfono. Allora, io e la mia ex moglie stavamo insieme, sei anni fa, in via Prisulla, a Milano, poi ho perso la patente, ho fatto la denuncia e mi hanno dato il foglio sostitutivo, io e la mia ex moglie abbiamo cambiato casa, poi ci siamo lasciati, la patente dev'essere arrivata in quella casa, è probabilissimo, ma io nel frattempo mi sono trasferito prima in un'altra casa, per un certo periodo, dove però non ho mai preso la residenza perché era di un mio amico che me la, diciamo, prestava, e poi sono venuto a stare qui, mi sono innamorato, e a quel punto ho anche perso, diciamo

perso, il foglio sostitutivo. Capisce? Sono residente qui, però non so se il comune di Spricchio l'abbia segnalato alla motorizzazione di Milano. Il foglio sostitutivo? Gliel'ho detto, non c'è. Lei, la vede? È la mia fidanzata quella seduta lí. L'ha messo in lavatrice, ma a temperatura bassa. Non capisce? Non vuole che le rispieghi? Mi chiedevo solo, non si potrebbe gentilmente scaricare dalla motorizzazione un attestato che mi certifichi che io sono uno con la patente? Non vi parlate tra carabinieri e motorizzazione?

(...)

- Eh, guardi, del permesso non c'è quasi piú niente, solo questo pezzetto, - dice Gi sventolandoglielo davanti. Gli passa il pezzettino salvato, il carabiniere lo guarda. Un feltro cartaceo, un grumo di carta secco sbiancato e muto. Poi aggiunge: - Non potrebbe telefonare lei alla motorizzazione per dire che mi ha visto qui, che attesta che io sono qui con il mio pezzettino di foglio sostitutivo della patente e se me ne fanno un'altra, vuole che non credano a un carabiniere?

Il carabiniere a quel punto solleva lo sportellino, per farsi sentire bene. Scandisce:

- Scriva. Recarsi di persona alla motorizzazione di Milano con, uno, scriva: denuncia di smarrimento della prima patente; due, scriva: denuncia di distruzione del foglio sostitutivo, dichiarazione di cambio di residenza rilasciata dal comune di Spricchio; tre, scriva: il foglio, che le do io, in cui dichiara di essersi dimenticato di ritirare la patente che le era stata recapitata a Milano; dopodiché, scriva: compilare su un apposito modulo, che le daranno là, la domanda per una nuova patente. Ci vorranno circa tre mesi durante i quali le sconsiglio di condurre veicoli.

- Ma io una settimana sí e una no vado a Milano, ho due figlie, e c'è il Barozzi, il mio...

- Ci vada in treno, - taglia corto il carabiniere.

Sono tre mesi che Gi va a Milano in auto senza patente. Pronto a spiegare al vigile che lui, la patente, in teoria, ce l'ha. Cioè, la patente c'è, ma non c'è. Da nessuna parte, sarebbe la risposta piú giusta. Gi ha tante di quelle cose, da nessuna parte.

 

 

 

L'incipit di Smamma, Einaudi 2014

 

Il come

 

Alle cinque del pomeriggio è sempre cosí, tu in camera tua e Gi che gioca a Ruzzle nel suo sgabuzzino. Non c'è da stupirsi se mi sento sola e mi vengono le idee.

Alle cinque e dieci ho bussato, non hai risposto. Busso di nuovo, niente. Ho aperto un po' la porta, ci ho infilato dentro la testa. Eri sul letto sbagasciato al buio col cellulare in mano e le cuffie alle orecchie.

- Tutto bene?

Hai tolto le cuffie, hai detto Eh?

- Tutto bene??

Hai fatto un segno con la mano a paletta come dire S-mam-ma.

- Eh?

- Smamma, - hai detto a parole, come a tradurre il significato del gesto che stavi facendo con la mano.

- Aaah, - ho detto, come dire Ora capisco.

Ho chiuso la porta sussiegosa.

Ci penso un po', dietro la porta. Poi la riapro. Apro la bocca per dire qualcosa tipo Smamma tu carino. Tipo Come ti permetti di dire smamma a tua mamma. Tipo Cosa ci fai nel letto alle cinque di pomeriggio come un anziano depresso. Tipo Alzati dalla cuccia e vai a studiare, debosciato. Invece ho detto: - Ti ricordi quel libro che ti leggevo da piccolo quando facevi il bagnetto? Quel libro della scimmia che perde la mamma? Sai mica dove l'abbiamo messo?

- Eh?

- Dicevo, quel libro, ti ricordi quel libro che ti piaceva da piccolo, il libro della scimmietta che perde la mamma nella foresta e scambia la giraffa la farfalla e la struzza per la sua mamma? Non lo trovo piú e mi serve, pensavo che magari era rimasto in camera tua.

Ti sei posato il cellulare sul petto, hai detto: - Ti serve a cosa?

- Cose mie.

E stavo per dirti Ti piaceva da pazzi, quel libro. Te lo leggevo durante il bagnetto e dopo ti riempivo di borotalco profumato, ti ricordi il profumo del borotalco? Prima di scoprire che il borotalco è tossico. Ha un odore buono, ha un bebè verde disegnato sulla confezione, ma è altamente sconsigliato per i bambini. E io t'innaffiavo di borotalco dalla testa ai piedi. Hanno poi fatto il sequel di quel libro, La scimmietta cresce, s'intitola. Verso i quindici sedici anni quella storia di quando non trovava piú la sua mamma le torna su di colpo, si scopre che è stato un trauma. Stavo per dirti. Ma tu hai fatto di nuovo quel segno con la mano a paletta. E per compendio, nel caso non mi fosse stato ancora chiaro, l'hai detto anche a parole. - Smamma, - hai detto. Io ho richiuso la bocca, ho richiuso la porta. Però non mi davo pace. Ho ripreso a parlare col naso a un centimetro dal vetro smerigliato. Da dentro potevi vedere una forma tonda e deforme (la mia faccia) con al centro qualcosa che si muoveva ostinata (la mia bocca) dire: «Il fatto è che io non so come fare con te, e ti vorrei ammazzare. Ti voglio bene. Sei mio figlio. Ma se dei marziani venissero a riprenderti e dicessero Tutto bene, è stato un esperimento, è uno di noi, per questo non vi capivate, ce lo riprendiamo, non dico che sarei sollevata. Stapperei una bottiglia di champagne. Questo perché io ti odio. Io ti amo, a volte, non posso negarlo. Ma per la maggior parte del tempo, io ti odio».

Avevo detto tutto questo quasi limonando con un vetro smerigliato, ma ne era valsa la pena.

A questo punto, mi dico, tanto vale portare a termine la missione. Riapro appena la porta e infilo la testa nella fessura. Nessuna reazione e silenzio.

- Sei sicuro che non sia qua, il libro, ti dispiace se do un'occhiata in giro?

Sempre bello svaccato hai ripreso le cuffie che avevi di fianco, le hai guardate come per controllare che fossero proprio le tue e non quelle di qualcun altro, ne hai divaricato l'archetto per posizionarle sulle orecchie e, prima del sottovuoto definitivo, hai asserito perentoriamente la parola S-mam-ma per la terza volta. E a me è venuto all'improvviso, non so perché, da pensare a quella s di smamma.

Che come esse doveva avere una funzione che non mi veniva in mente, e che dovevo consultare subito a tutti i costi il dizionario etimologico.

Perciò non dico piú niente, di quello che volevo. Corro in cucina dal pc. Digito: dizionario etimologico, viene fuori etimo.it, digito s, viene fuori quello che sospettavo.

Chissà, ho pensato, se la s di smamma sta per exo per dis, o se è invece un bell'appoggio, un bel rinforzo, come dire appunto sbattere, battere molto forte, sbeffare, beffare moltissimo, smamma molto mamma, super mamma.

Gi, anche se era in partitella con Xandrabel.68 (avatar ruzzleiano di Clara, la madre dei suoi primi due figli, nonché sua ex moglie), doveva aver sentito qualcosa, perché si è messo a gironzolare per la cucina con la scusa di cercare un temperino e ha buttato lí come per caso (lo sa che nelle cose tra me e te deve farsi i cazzi suoi): - I rapporti d'amore possono generare disperazione, e lo fanno. Da quando, invece d'inchiostrare i fumetti gioca a Ruzzle e vince, Gi è diventato filosofo.

Gi sostiene che quando una cosa è difficile da affrontare, come smettere di fumare, basta far finta che sia passato tanto tempo. Per esempio, se da due giorni non fumiamo, basta convincersi che sono già tre anni e due giorni che alla sigaretta non ci pensiamo neanche piú. E la stessa cosa la si può fare con tutto, è una tecnica facile basata sul fatto che il tempo è come una cura, una specie di cicatrizzante. Dice Gi. Gi dice anche: Le situazioni vanno affrontate con calma. Tutto si può sistemare. Però non dice mai il come. Gioca a Ruzzle. Vince

 

 

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