Massimo Tallone

data di nascita: 
Lun, 05/03/1956
Nato a: 
Fossano (Cn)
Biografia: 

 

Massimo Tallone è autore di gialli e di saggi. Nato a Fossano il 05 marzo del 1956, nel cuneese, attualmente vive e opera a Torino. Ha pubblicato con i Fratelli Frilli Editori Piombo a Stupinigi (2007), Veleni al Lingotto (2008), Doppio inganno al Valentino (2009), L'enigma del pollice (2010), La manutenzione della morte (2011), Il Cardo e la cura del sole (2012), L'amaro dell'immortalità (2013). Nel 2009 ha pubblicato il saggio Dizionario ironico della cultura italiana (UTET). Sempre per la UTET, ha collaborato all'Enciclopedia Prima. Per le edizioni e/o ha pubblicato Il fantasma di piazza Statuto (2012) e Il diavolo ai giardini Cavour (2013). Dal 2011 al 2015 ha pubblicato diversi racconti seriali su Repubblica Torino. Per le Edizioni del Capricorno è infine uscito Il postino di Superga (2015) e La riva destra della Dora (2016), scritti a quattro mani con Biagio Carillo. Protagonista di entrambi i romanzi è Lola, una ex galeotta di periferia.

 

È cofondatore di Torinoir (2014). Ha vinto nel 1988 il premio nazionale "Una favola al castello" con "Poliantea". È componente del Comitato di lettura per il Premio Calvino. Collabora inoltre con Repubblica (Redazione di Torino) con cui ha pubblicato Cardo e i Mille, racconto in otto puntate (2011) e Genius Loci, racconto in nove puntate (2013).

Nel 2013, dalla collaborazione con Desy Icardi è nata FACCIAMOLALINGUA, una scuola dove confluiscono iniziative quali i corsi di scrittura umoristica, di giallo, di book therapy, di autobiografia, di ars oratoria, di public speaking, e ancora di ozio, di menzogna, di risata, che tentano di fondere i piaceri dell'esistenza (intesi come aumento delle capacità percettive) con la conoscenza (intesa come il governo di una disciplina, quale appunto la scrittura, o l'ozio...) in uno scenario ilare e leggero.

Scrive di se stesso: "Ho studi di chimica alle spalle, ma la scrittura ha sempre fatto parte di me, quasi sempre filtrata dalla necessità di cogliere un lato ironico nelle cose, un aspetto comico, straniante. In pratica, con la scrittura ho sempre cercato di disporre trappole di ilarità lungo il prevedibile sentiero della vita quotidiana".

 

 

Torinoir

 

Chi Siamo Noi

 

Per la prima volta un gruppo di scrittori torinesi si unisce per tentare un inedito esperimento culturale e narrativo: raccontare i cambiamenti della propria città attraverso il romanzo giallo-noir. Infatti, come sostiene lo scrittore inglese Jake Arnott, «Il noir riflette la società come se fosse uno specchio rotto. Riflette a pezzi. Mostra la società attraverso frammenti. Perché è l'unico modo in cui si può descrivere la società. La società non è una fotografia, è molte cose diverse insieme».


Di conseguenza è sbagliato tentare di riproporre la Torino magistralmente descritta quarant'anni fa da Fruttero e Lucentini: quella città non c'è più, come non ci sono più i due autori, considerati a ragione i "fondatori" del genere giallo-noir subalpino. Occorrono nuovi linguaggi, nuovi soggetti, nuove chiavi interpretative. I dodici autori di Torinoir intendono promuovere la narrativa gialla e noir in tutte le sue componenti letterarie e di genere, senza preclusioni formali, con l'intento di esplorare i registri lessicali, le fisionomie sociali, i costumi urbani e le scabrosità individuali attraverso la lente prismatica offerta da voci autonome, stili asimmetrici, sensibilità differenti e sguardi convergenti.


I primi passi sono stati la condivisione di un Manifesto, la creazione  di un sito internet (http:// www.torinoir.it), di una pagina Facebook e di un profilo Twitter  per dialogare con il vasto pubblico dei lettori e degli appassionati del genere. Tra il 2014 e il 2015 sono usciti tre nostri libri: la MemoNoir2015 e 2016, la prima agenda italiana dedicata al mondo del giallonoir e un'antologia di racconti dal titolo La morte non va in vacanzain collaborazione con il giornalista Beppe Gandolfo (sempre per Golem edizioni). Ma non finirà qui...

 

Il manifesto di Torinoir  


I - Non scriviamo solo storie di intrighi o delitti, ma di uomini e donne, di vivi e di morti, di società passata, presente e futura.


II - Siamo per la contaminazione tra le differenti forme espressive, senza alcuna preclusione né snobismo.


III - Viviamo nel mondo e nella rete, non demonizziamo la contemporaneità digitale né la idolatriamo: la usiamo.


IV - Ci uniamo per incontrarci, confrontarci e scontrarci con chiunque. Meglio ancora condividendo un buon bicchiere di vino o di birra. Ci uniamo perché insieme siamo unici.


V - In tutti i modi, leciti e non, vogliamo far crescere il PIL: Principio di Interesse Librario.


VI - Invaderemo con le nostre parole librerie, biblioteche, centri culturali, computer, osterie e sagre di paese.


VII - Il lavoro creativo non deve sfuggire al principio "dell'idraulico": prestazione = compenso. Quindi MORTE ALL'EDITORIA A PAGAMENTO (AUTOFINANZIATA).


VIII - Scriviamo da torinesi, di Torino e dei torinesi, soprattutto della Torino di oggi, lontana dai soliti consumati stereotipi letterari. A volte ci piace andare oltre confine.


IX - Il mondo è cambiato, la nostra città pure. Se non ve ne siete accorti, Fruttero & Lucentini sono morti.

 

Immagine: 
Bibliografia: 

 

  • Piombo a StupinigiFratelli Frilli Editori, 2007
  • Veleni al LingottoFratelli Frilli Editori, 2008
  • Doppio inganno al ValentinoFratelli Frilli Editori, 2009
  • L'enigma del polliceFratelli Frilli Editori, 2010
  • La manutenzione della morteFratelli Frilli Editori, 2011
  • Il Cardo e la cura del soleFratelli Frilli Editori, 2012
  • L'amaro dell'immortalitàFratelli Frilli Editori, 2013
  • Dizionario ironico della cultura italianaUTET 2009
  • Il fantasma di piazza StatutoEdizioni e/o, 2012
  • Il diavolo ai giardini CavourEdizioni e/o, 2013
  • Vico Bimah e il passaggio segretoDudag, 2014
  • Cardo e i Mille, racconto in otto puntate, Repubblica Torino (luglio-agosto 2011)
  • Genius loci, racconto in nove puntate, Repubblica Torino (luglio-agosto 2013)
  • L'eletto, racconto in otto puntate, Repubblica Torino (luglio-agosto 2014)
  • La donna di Tambov, racconto in nove puntate,  Repubblica Torino (luglio-agosto 2015)
  • Il postino di Supergacon Biagio Carillo, Edizioni del Capricorno, 2015
  • La riva destra della Dora, con Biagio Carillo, Edizioni del Capricorno, 2016

 

incipit: 

 

La riva destra della Dora

 

Il mercato

 

«Questa è una mela. Una banalissima mela.» Gli uomini che si erano avvicinati titubanti al gazebo bianco annuirono senza troppa convinzione. «Noi, il popolo, ripartiremo da questa mela», riprese ispirata e seria, dopo una pausa studiata, la candidata al ruolo di governatore della Regione. Incurante dello sferragliare del tram e degli strepiti del mercato, Aldina Chiappero parlava senza microfono. E si faceva sentire, eccome. Guardava in faccia le persone, a turno, come un'attrice di operetta, con movimenti calmi degli occhi. Al suo fianco, un giovane ricciuto e con la fronte alta muoveva rapido le dita vicino alle labbra o davanti allo sterno, ripetendo nel linguaggio dei sordomuti le parole della donna. Del resto, quella che Aldina Chiappero brandiva e teneva in alto con il braccio proteso, nella postura della Statua della Libertà, era davvero una mela. Gialla, comprata poco prima dal suo segretario, Tonino Terlizzi, al banco del mercato, due metri più in là. La candidata aveva per natura le sopracciglia che converge

vano in basso, verso la radice del naso, e perciò la sua espressione restava fiera e determinata anche quando le capitava di sorridere. Ma sorrideva poco, soprattutto per celare la piccola cicatrice che le attraversava in verticale il labbro superiore. Quel taglio da pirata era il residuo di un litigio infantile finito a colpi di pietra e appariva nitido e bianco quando lei distendeva le labbra in un sorriso, mentre era quasi invisibile se restava seria, e la lieve piega all'ingiù che il labbro superiore aveva

assunto a causa del taglio veniva scambiata per un accenno di alterigia.

 

I consiglieri politici avevano lavorato bene alla sua immagine, e avevano puntato proprio sui dettagli che le davano una grinta da guerriera. E per rendere più marcata questa particolarità, grazie alla quale i commentatori le attribuivano determinazione e fermezza, portava i capelli corti e un poco spettinati. Così, sebbene non fosse troppo slanciata e avesse stretto un patto di ferro con la pastasciutta, nei suoi comizi riusciva sempre a trasmettere un senso di ardore, di una passione piena, di uno slancio contagioso. E a queste doti andava aggiunto un sovrappiù di salute e di floridezza annunciato dalla sua pelle levigata, luminosa, tipica delle persone pingui e ben nutrite.

Certo, la sua verve era screziata di altezzosità, forse, e addirittura anche di sdegno, qua e là, ma grazie al furore annidato in quei lineamenti, alla fine, Aldina Chiappero infondeva a tutti un sentimento di coraggio e di forza. Tonino Terlizzi riabbassò sul naso gli occhiali a lenti fotocromatiche e diede di gomito a Sandra. La rossa girò il collo di scatto e, dall'alto del suo bel metro e ottanta, calò sul faccione quadrato di lui uno sguardo di cera. Nel movimento repentino, i capelli color rame, agitati come un mare in burrasca, le dondolarono sul viso pallidissimo. Terlizzi avvicinò la bocca all'orecchio di lei. «Hai visto come rende bene quell'attacco?» sussurrò, gongolante. Con un guizzo, Sandra riportò gli occhi sul testo del discorso che Aldina Chiappero stava tenendo e confermò: «Sta andando benissimo». «'Noi, il popolo'», ripeté Terlizzi, tronfio. «Hai visto il film The Queen? L'ho presa da lì, quella frase, più o meno. Funziona, vero?»

Sandra non rispose, ma tornò a osservare gli effetti che l'oratoria della candidata produceva sui presenti. Valutò le espressioni partecipate, gli occhi spalancati, le bocche socchiuse, il fervore di assensi dati con la testa oppure le facce annoiate, le bocche piegate, le teste sussiegose tenute di lato, gli sguardi di disprezzo, e in quale percentuale. Esperta di linguaggio del corpo, coglieva al volo ogni segnale emesso da mani, piedi e postura dei presenti, e sapeva bene come il silenzio fosse spesso la migliore forma di comunicazione. Almeno quella meno impegnativa. «Allora, sei d'accordo che ho avuto un'idea geniale?» incalzò Terlizzi. Sandra, che non sopportava quella mania da affabulatore di professione, quel vizio di estorcere complimenti e approvazione, non rispose, ma pizzicò con forza una natica del collega. «Troia», disse lui, e sorrise, sornione. Si allontanò da lei,

spianandosi la cravatta sulla pancia. Si mosse in cerchi irregolari e a zigzag, con il pacco dei volantini colorati tenuto fra le mani curate per cercare di attirare al gazebo anche le donne che transitavano nello slargo fra il mercato e via Galliari. Ma, a differenza degli uomini, quelle erano più distaccate. Sgusciavano di taglio dai passaggi fra i banchi della frutta, arrancavano pesanti o stanche, tirandosi dietro carrelli a due ruote che cigolavano, o reggendo sporte di plastica piene e

dondolanti, senza badare troppo al gazebo e al corpulento portaborse che beccheggiava verso di loro porgendo i santini elettorali e ansimava, sudato e gonfio, con il suo passo incongruo, a piedi convergenti, di punta, come faticasse a trattenere il bisogno di orinare. Ma, nonostante tutto, il martellante lavoro di Terlizzi, unito alla sua stupefacente capacità di prendere gli sconosciuti per il gomito senza farsi gonfiare la faccia di pugni, aveva portato buoni risultati, e la folla cresceva, mentre i tram e le macchine tagliavano piazza Madama Cristina e dividevano a mezzo il mercato, affollato e fremente come ogni sabato mattina, odoroso di pesce appena giunto e

d'insalata calpestata. «Questa non è la mela del peccato, non è la mela che ha rovinato Adamo ed Eva», riprese Aldina Chiappero, veemente, «e nemmeno quella della favola, che fa addormentare.»

 


da Il postino di Superga

 

«Ancora una volta il passato mi riacciuffava per i capelli e mi riportava in guerra. Aveva davvero ragione Bakko, quando diceva che il passato è una corda legata stretta intorno al collo, pronta a serrarsi non appena qualcuno, da un punto lontanissimo nello spazio e nel tempo, ma legato a te da un tratto di storia o da un legame genetico, decide di tirare il capo opposto.»

 

 

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