La geografia dell'anima

La mostra "LANGHE. Gabriele Basilico nei luoghi di Beppe Fenoglio", composta da 47 fotografie, è stata allestita a Murazzano (CN) lo scorso anno per celebrare i trent'anni dell'attività del Centro Culturale Beppe Fenoglio. Il Centro culturale di Murazzano lavora per la divulgazione e lo studio dell'opera del maestro della letteratura del Novecento italiano. Le fotografie illustrano le Langhe come sono oggi, ripercorrendo i luoghi 'fenogliani'. 


La mostra è stata riallestita a Palazzo Lascaris (via Alfieri 15 - Torino) dove sarà aperta fino a venerdì 25 giugno 2010 con il seguente orario: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, sabato dalle 10 alle 12.30. Ingresso libero. 


Ecco un bell'articolo di Roberto Fiori da Lastampa.it del 12/06/2009

 

Profuma di Basilico la Langa di Fenoglio

 

MURAZZANO (Cuneo)

Le Langhe, Beppe Fenoglio e Gabriele Basilico. Difficile trovare un protagonista unico. Lo è senza dubbio la Langa, la «grande madre» che nutre e protegge i suoi figli durante la guerra partigiana. Lo è Fenoglio, lo scrittore che la elegge scenario insostituibile della sua opera. E lo è Basilico, l'architetto fotografo milanese che ha scelto di salire in collina e di indagare, con il suo bisturi fatto di lenti e cavalletti, un paesaggio così fortemente connotato letterariamente e al tempo stesso così mutato dalla mano dell'uomo.

 

Il risultato, dopo un autunno e un inverno di lavoro, è una doppia primavera di bellezza: un volume appena pubblicato da Umberto Allemandi (Langhe 2009. Gabriele Basilico nei luoghi di Beppe Fenoglio, euro 25) e una mostra (visitabile fino al 28 giugno) al Palazzo Tovegni di Murazzano, piccolo paese dell'Alta Langa in cui Fenoglio ha ambientato alcuni episodi del Partigiano Johnny e molti racconti, e dove da trent'anni è attivo un centro culturale che con tenacia prosegue nell'attività di divulgazione e studio dell'opera fenogliana.

 

Basilico, abituato a documentare architetture di città e palazzi in ogni parte del mondo e quasi sempre optando per il bianco e nero, questa volta ha scelto il colore, catturando da angolazioni insolite paesaggi, atmosfere e geometrie. Aiutato da Michele Vianello, Paola Gramaglia e Lanfranco Ugona, ha delimitato la mappa geografica su cui muoversi basandosi sui Racconti della guerra civile e sul Partigiano Johnny. Poi ha iniziato il suo girovagare in completa libertà, senza curarsi di citazioni e luoghi specifici. «Una volta riconosciuto il solco profondo lasciato da Fenoglio, avevo due possibilità. Fare il detective e andare alla ricerca della cascina e della chiesetta, oppure lasciare tutto sfumato nel mito e iniziare un lavoro più contemporaneo, tentando un bilancio estetico attraverso lo sguardo».

 

La relazione non si stabilisce nell'accostamento didascalico tra fotografia e testo, bensì attraverso il paesaggio come categoria culturale e nell'esperienza conoscitiva rappresentata dalla sua osservazione. I due linguaggi, fotografico e narrativo, si completano quanto più si mantengono in una posizione di indipendenza.

 

Ecco allora una serie di scatti senza trucchi, che al primo sguardo lasciano un senso di spaesamento, poiché anche le descrizioni più note fanno i conti con cartelli stradali, villette e automobili. È come se ci trovassimo di fronte a una «Langa fenogliana invisibile» che richiama le città di Calvino. Anche perché nelle immagini di Basilico è forte la sensazione che una parte importante del luogo risieda in ciò che è stato omesso dal quadro. «Amo raccontare i luoghi con i loro segni. Cerco il paesaggio naturale antropizzato, i fili elettrici che tagliano la linea del cielo, le auto che come gli alberi fanno parte del paesaggio contemporaneo, le strade, la segnaletica, le geometrie millimetriche degli edifici o dei vigneti». Le figure umane sono assenti, ma la loro presenza si percepisce costantemente perché hanno costruito e prodotto quasi tutto quello che vediamo.

 

Le curve lontane di colline e montagne innevate si alternano alle linee nette degli scatti più ravvicinati. Riportando il paesaggio alla contemporaneità, Basilico colma la distanza temporale tra narrativa e luoghi, animando per gli occhi la forza espressiva della narrazione di Fenoglio e collegandola, con la sua stessa assenza di retorica, a quello che il paesaggio rappresenta oggi per noi.

 

«Mi piacciono i luoghi che parlano di solitudine, il mio lavoro si porta sempre con sé un po' di malinconia. Ma non cerco le cicatrici o le brutture: non mi interessa la denuncia, quanto piuttosto osservare ogni cosa con uno sguardo comprensivo». In Langa, Basilico ha trovato anche molte stravaganze: «In ogni angolo, ci sono oggetti abbandonati che fanno tenerezza. La campagna italiana è così un po' ovunque, segue la filosofia dell'accumulo: basta fare un viaggio in treno per scoprire dal finestrino il retro delle case, i cortili dove è ammassata ogni cosa».

 

E cosa resta di Fenoglio, scrittore di cui non a caso possediamo decine di immagini private, grazie alla lunga amicizia con un fotografo come Aldo Agnelli? «Io penso che il paesaggio fenogliano sia ormai sfumato in una geografia dell'anima. Le Langhe sono un luogo segnato da una grande energia, è come se ci fosse l'ago di un agopunturista che le protegge». Un elemento di forza con il quale devi confrontarti, anche se non si vede. «Se vai alla ricerca del dettaglio, non lo trovi. D'altra parte, un grande maestro è colui che ti lascia la libertà di andare oltre, che ti insegna ad arrivare a ciò che ancora non c'è. Per questo credo che il miglior riconoscimento alla straordinaria energia letteraria di Fenoglio sia stato lavorare in completa autonomia».

 

A confronto

Gabriele Basilico (Milano, 1944), architetto, è uno dei fotografi più noti a livello internazionale per le sue ricerche sul paesaggio urbano. Nel 2000 ha ricevuto il premio dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, per il contributo alla documentazione fotografica dello spazio urbano contemporaneo. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private internazionali e il suo lavoro è stato esposto presso musei e istituzioni, gallerie private italiane ed europee.

 

Nato ad Alba nel 1922 e morto a Torino nel '63, Beppe Fenoglio è stato uno dei più importanti scrittori italiani del dopoguerra. La sua produzione letteraria è stata segnata profondamente da un lato dall'esperienza partigiana e dall'altro dal legame con il territorio d'origine (I ventitre giorni della città di Alba, La malora, Il partigiano Johnny). Nei suoi libri si sente anche l'influsso della letteratura angloamericana, che lo scrittore prendeva a modello.

 

 

 

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