La fabbrica di Levi diventa Memoria


Nella fabbrica di Levi il Museo della Memoria


Sarà la «casa» ideale di Primo Levi e simbolicamente di ogni Resistenza di ieri e di oggi. L'ex Siva di via Leinì, a Settimo, raccontata nel romanzo «La chiave a stella», diventerà un museo multimediale dedicato allo scrittore torinese, testimone dei campi di sterminio e partigiano, cittadino e chimico, per 20 anni direttore della locale fabbrica di vernici.


Passato: l'atroce ricordo delle deportazioni degli ebrei torinesi e della storia del capoluogo sabaudo, dal ventennio fascista alla ricostruzione. Ma soprattutto futuro. La palazzina liberty che fino a due anni fa rischiava di finire all'asta su eBay, non si trasformerà solo in un luogo della memoria.
Diventerà il quartier generale dell'associazione culturale Terra del Fuoco. Un centro operativo di partecipazione e impegno politico e civile: verranno ospitati qui i rifugiati politici e gli attivisti provenienti da tutto il mondo. Quei «partigiani» di oggi che, come ha fatto Primo Levi, si ribellano contro i regimi che negano loro diritti e dignità.


«L'esperimento si avvicina a quello della Maison des Journalistes di Parigi - spiega Davide Toso, responsabile del progetto -. C'è un legame strettissimo tra Levi, che ha raccontato come nessun altro l'orrore dei lager, e le migliaia di persone che vivono oggi sotto le dittature. Noi vogliamo unire con un filo rosso virtuale tutte queste resistenze».


Il Comune di Settimo aveva acquistato l'azienda, fallita dal '99, con un importante intervento economico. «Con Terra del Fuoco stiamo già lavorando al progetto d'integrazione delle famiglie rom e siamo entusiasti del loro impegno e dei risultati», dice il sindaco Aldo Corgiat. E aggiunge: «Per abbattere al massimo i costi, ci hanno garantito che auto-ristruttureranno l'edificio che gli abbiamo dato in gestione».



Il museo accoglierà tre aree. Un primo ambiente di carattere biografico, con esposizione interattiva che prenderà spunto dalla vita dell'autore di «Se questo e un uomo». 

Lo storico ufficio dello scrittore, sarà la «finestra» sulla sua opera e sul suo lavoro.


Nei corridoi, si ripercorreranno invece le tappe della deportazione e della liberazione. Le sale che videro la fabbrica attiva nel dopoguerra narreranno «La tregua». La ricollocazione delle apparecchiature e degli strumenti da lui progettati saranno testimonianza tecnica e umana della sua storia professionale. 

Gli altri spazi fungeranno invece da residenza del ricordo di oggi.
 

Ogni anno, il Treno della Memoria partirà da qui. Così anche il Memobus, laboratorio mobile che attraversa i luoghi della Resistenza torinese, dal Rifugio antiaereo di piazza Risorgimento, alle Carceri Nuove, alla Stazione di Porta Nuova, da cui muovevano i treni dei deportati per il viaggio senza ritorno. Molte le scuole che, dall'anno prossimo, visiteranno la Siva di Settimo. 

Come dice Oliviero Alotto, presidente dell'associazione culturale: «Tocca a noi raccogliere il testimone dei partigiani che non ci sono più e che ci hanno insegnato a costruire una città migliore». E Michele Curto, presidente di Flare: «Tramandiamo ai ragazzi il messaggio di Levi: riappropriarsi del diritto di scegliere se esistere o vivere».

Letizia Tortello

 

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