Alessandro Perissinotto

data di nascita: 
Dom, 20/12/1964
Nato a: 
Torino
Biografia: 

Alessandro Perissinotto è nato il 20 dicembre 1964 a Torino, dove vive. E' scrittore, docente universitario e traduttore. Dopo avere praticato vari mestieri, nel 1992 si è laureato in Lettere con una tesi in semiotica. Ha quindi avviato un'intensa attività di ricerca occupandosi di semiologia della fiaba, di multimedialità, e didattica della letteratura. Ora insegna alla Facoltà di Scienze dell'Informazione dell'Università di Torino.

E' approdato alla narrativa nel 1997 con il romanzo poliziesco L'anno che uccisero Rosetta (Sellerio), storia di un'indagine condotta negli anni Sessanta in un remoto paese delle alpi piemontesi, cui fa seguito nel 2000 La canzone di Colombano (Sellerio), un "noir"  ambientato tra la Val di Susa e il Delfinato all'inizio del Cinquecento, e con cui l'anno successivo ha vinto il Premio Fedeli. Appassionato di montagna, vi ha ambientato entrambi i romanzi. Nel 2003 ha pubblicato ancora da Sellerio Treno 8017, di nuovo una storia con delitto che prende le mosse da un fatto vero, la morte di oltre cinquecento persone in un incidente ferroviario del 1944. Nel 2004 ha pubblicato per Rizzoli il noir epistolare Al mio giudice vincendo l'anno successivo il Premio Grinzane Cavour 2005 per la Narrativa Italiana e nel 2006 il Premio Letterario Chianti. Nei tre romanzi successivi, Una piccola storia ignobile del 2006 (con cui nello stesso anno ha vinto il Premio Camaiore di Letteratura Gialla),  L'ultima notte bianca (2007) e L'orchestra del Titanic (2008), tutti pubblicati da Rizzoli, le indagini sono condotte dalla psicologa  Anna Pavesi, che utilizza la conoscenza della mente per sondare e portare alla luce la banalità del male connaturata all'animo umano. Nel 2008 la riflessione sul poliziesco si è sviluppata anche in forma saggistica con La società dell'indagine (Bompiani). Nel 2009 Perissinotto ha deciso di oltrepassare il genere poliziesco con Per vendetta, romanzo ambientato in un'Argentina che non ha ancora sanato le ferite aperte dalla dittatura. Del 2011 il romanzo Semina il vento e del 2013 Le colpe dei padri (Piemme). 

I suoi romanzi sono stati tradotti in numerosi paesi europei e in Giappone.

Ha tradotto e curato per Garzanti i romanzi polizieschi dello scrittore francese Jean-Christophe Grangé.

Collabora con il quotidiano La Stampa, dove scrive articoli e racconti che appaiono sul supplemento TorinoSette, e fa parte dell'Osvaldo Soriano Football Club, la nazionale scrittori.

 

Immagine: 
Bibliografia: 

Narrativa:

  • L'anno che uccisero Rosetta, Sellerio, 1997
  • La Canzone di Colombano, Sellerio, 2000
  • Treno 8017, Sellerio, 2003
  • Al mio giudice, Rizzoli, 2004
  • Una piccola storia ignobile Rizzoli, 2006
  • L'ultima notte bianca, Rizzoli, 2007 Leggi la recensione su Scrittorinesi
  • L'orchestra dei Titanic, Rizzoli, 2008
  • Per vendetta, Rizzoli, 2009 
  • Semina il vento, Piemme, 2011
  • Le colpe dei padri, Piemme 2013
  • Coordinate d'Oriente, Piemme 2014

 

Saggistica:

  • Il  Dizionario della fiaba, con Gian Paolo Caprettini, Meltemi, 1998
  • Il testo multimediale, Utet Libreria, 2000
  • Metamorfosi della rete, Bergamo University Press, 2001
  • Come creare corsi on line, con Barbara Bruschi, Carocci, 2003
  • Gli attrezzi del narratore, Rizzoli, 2005
  • La società dell'indagine, Bompiani, 2008

 

incipit: 

Semina il vento, Piemme




Mio padre mi dice che, prima o poi, ci si abitua, dice che un

giorno entri, fai quello che devi fare, poi esci e, nello spazio

di un gesto qualsiasi, mentre metti in moto la macchina o

mentre ti soffi  il naso, ti accorgi che non hai provato nulla.

E allora sai che, da quel giorno, entrando in carcere, tu non

proverai più nulla, mai più.

Per me, quel giorno non è ancora arrivato e anche oggi

lo stomaco mi si è chiuso, proprio come il cancello alle mie

spalle.

Braccio 6, massima sicurezza, guardo fi sso il punto dove

il corridoio piega a sinistra: un angolo retto. Non so quan-

ti minuti trascorrano: superato il muro, si entra in una bolla

nella quale il tempo si dilata. Alla fi ne, da quell'angolo del

corridoio, il mio cliente spunta all'improvviso, accompagnato

da due guardie che lo serrano ai fi anchi. A vederlo così, non

pare pericoloso. Ha l'aria della brava persona, ma i secon-

dini sembrano avere molta paura di lui. Aprono la stanza dei

colloqui e fanno entrare il detenuto, poi mi invitano ad acco-

modarmi. Chiedo loro di togliere le manette al mio cliente;

mi guardano perplessi, poi acconsentono, controvoglia, con

uno sguardo di rimprovero che sembra dire: io ti avevo avvi-

sato, se succede qualcosa non prendertela con me.

Finalmente le guardie escono, la porta si chiude. Siamo

soli.

Gli porgo la mano: «Buon giorno signor Musso, sono l'av-

vocato Di Stefano, il suo difensore d'ufficio».

 

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